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Diagnosi genetica preimpianto (PGD) ed infertilità
La PGD è stata inizialmente concepita per la prevenzione
dalla trasmissione di malattie monogeniche.
Recentemente, il
campo d'applicazione della PGD è stato ampliato a
particolari categorie di pazienti infertili o subfertili, il
cui fallimento riproduttivo è ritenuto dipendere da anomalie
cromosomiche dell’embrione.
La possibilità di disporre di
una diagnosi e di selezionare gli embrioni geneticamente o cromosomicamente normali prima dell’impianto rappresenta
indubbiamente un’importante opzione per le coppie a rischio
genetico (Munne’ et al., 2002).
L’impatto numerico maggiore della PGD riguarda le pratiche
standard di riproduzione assistita, dove questa tecnica, che
serve per aumentare l’efficienza della fecondazione in
vitro, si appresta a diventare di routine per le coppie in
cui la donna ha un’età superiore ai 37 anni, e quindi la
qualità degli ovociti è in fase di declino biologico, oppure
per le coppie in cui le tecnologie convenzionali di
riproduzione assistita non hanno avuto successo.
Segue:
Screening aneuploidie cromosomiche
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